Bugie in Rete: quali sono innocue e quali da evitare?

Bugie in Rete: quali sono innocue e quali da evitare?
Bugie in Rete: quali sono innocue e quali da evitare?

Bugie in Rete: quali sono innocue e quali da evitare?

Chi utilizza i social in modo improprio (spesso si tratta di minorenni) non si rende conto delle possibili conseguenze civili e penali a cui va incontro. Ci sono comportamenti ammessi (anche se scorretti) e altri che rischiano di essere puntiti sui social perché espressamente vietati dai rispettivi regolamenti. Vediamo nel dettaglio le bugie in Rete più diffuse e quali sono da evitare per non incorrere in spiacevoli situazioni.

Il doppio profilo su Facebook

Nonostante il regolamento di Facebook vieti di fornire false informazioni sulla propria vita privata e di creare più di un account, il “doppio profilo” è una pratica piuttosto diffusa che, dal punto di vista giuridico, non è sanzionabile. Chattando gli utenti web sono consapevoli di avere davanti una persona che potrebbe non corrispondere al nome. Ben altra situazione è quella si nascondere dietro un nickname attività illecite.

Bugie in Rete: quali sono innocue e quali da evitare?
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Il fake è un reato

L’attivazione di un falso account, l’utilizzo di foto e immagini che si riferiscono ad un’altra persona o di un nickname per nascondere la propria identità al fine di molestare altre persone, carpire informazioni o denigrarle, sono azioni che configurano un reato penale grave, quello di “sostituzione di persona”, punito dal Codice penale con la reclusione fino ad un anno. Ad essere punito è ogni comportamento che induce in errore l’interlocutore per acquistarne la fiducia, o che danneggia l’immagine di qualcuno, per esempio inserendo nome e numero di cellulare in un sito per incontri galanti. La legge vieta di rubare l’identità ad una persona esistente, prendendo in prestito le sue generalità o qualche foto dal suo profilo social per far cadere gli altri utenti in errore, o creare un profilo di fantasia per ingannare qualcuno.

Occhio ai falsi status

Le legge punisce chi inganna quanti navigano in Rete. Attenzione quindi a dare false informazioni su ciò che può avere conseguenze giuridiche. In altre parole, è vietato dire di essere una donna quando si è un uomo e viceversa. Lo stesso vale quando si mente sull’età anagrafica per trarre vantaggi (come chi si spaccia per adolescente in modo da chattare con i giovani). La Cassazione ha anche stabilito, con una sentenza del 2016, che è reato spacciarsi per single se si è sposati e ciò può essere motivo di addebito nelle cause di separazione.

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Nickname e pseudonimi

Occhio ad usare sui social un nome che non è il proprio, ma che appartiene ad altra persona esistente. Diverso è il caso di omonimia: non vi è reato nel creare un profilo con il proprio nome, se questo è già usato da latri. Basti pensare a quanti “Mario Rossi” esistono! Nell’uso di un soprannome o nickname non ci deve essere la volontà di ingannare gli utenti, ma di difendere la privacy. Per questo è ammesso ricorrervi quando si partecipa ad un gioco di ruolo, si entra a far parte di un mondo virtuale o in una community.

Datore di lavoro

Il proprio capo può inviare una richiesta di amicizia sui social ai suoi dipendenti. Attenzione perché, se si accetta l’amicizia, le informazioni ricavate dal datore di lavoro potranno essere utilizzate in giudizio.

A proposito di foto

Non si può prendere una foto dal profilo social di una persona esistente e metterla sul proprio, anche se l’account è diverso, perché tale mossa è intesa con lo scopo di avere una maggiore visibilità del proprio profilo o trarre in inganno il maggior numero di persone. E’ perseguibile chi usa la foto di un vip spacciandosi per lui. Diverso se viene usata per creare un profilo “fan”: in questo caso non c’è malafede, bensì la volontà di celebrare una star. E’ lecito ricorrere ad un personaggio di fantasia o ad una foto immaginaria a patto che non serva per truffare persone o farle cadere in errore, come chi usa sul profilo un personaggio dei fumetti.

A chi rivolgersi

In simili situazioni ci si può rivolgere alla Polizia Postale (www.commissariatodips.it) per sporgere denuncia. Gli atti, poi, vengono trasmessi alla Procura della Repubblica competente per l’avvio delle indagini e l’individuazione del colpevole.

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Carmen Iodice

Carmen Iodice

Avvocato Civilista Tributarista
Cassazionista
Docente in diritto di famiglia
Perfezionata in Amministrazione e Finanza degli Enti Locali
Appassionata del web
Amministratrice e creatrice del magazine COME magazine.
carminaiodice@gmail.com
fax 06.23326813
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